Home Economia LA PARTITA DEL GOVERNO SU “TAV” E CINA.

LA PARTITA DEL GOVERNO SU “TAV” E CINA.

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I termini del problema.

  • c’è una questione politico-elettorale interna al governo: il M5S ha individuato le ragioni della propria sconfitta in tutte le elezioni regionali, nella scarsa capacità di tener testa a Salvini. Il pretesto per acquisire visibilità a scapito della Lega sembra dunque, adesso, essere la “questione TAV”… ovvero una battaglia identitaria da spendere in vista delle elezioni europee di maggio 2019.
  •  c’è una questione economico-istituzionale: esiste un impegno ufficiale dell’Italia per la costruzione dell’opera (ed è evidente che un paese serio non viene meno agli impegni ogni volta che cambia il colore politico del governo) e se entro domani (11 marzo) non vengono pubblicati i bandi di gara, la società incaricata della realizzazione della Torino-Lione (la “Telt”) perderà 300 milioni di finanziamento da parte dell’U.E.

Cosa ha deciso il governo?

La soluzione consiste in un sostanziale rinvio. Al di là delle perifrasi, con la lettera inviata alla Telt, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte dà il via libera all’emanazione dei bandi di gara (“avvisi di gara”) rivolti alle imprese che vogliono concorrere alla realizzazione dell’opera, riservandosi però il diritto di revocare la gara stessa nei prossimi mesi.
Si tratta di una soluzione evidentemente discutibile per una serie di problemi: (1) è giusto invitare delle imprese a presentare offerte e realizzare degli investimenti, se c’è la possibilità che il tutto si risolva, alla fine, con un nulla di fatto? (2) può un grande paese rimettere in discussione accordi internazionali già sottoscritti? (3) come può un paese che non rispetta gli impegni risultare credibile e attrattivo per gli investitori internazionali?

Una questione strategica, l’Europa e la Cina.

Al di là delle convenienza politico-elettorali tra i partner di governo, basta dare un’occhiata alla carta geografica dell’Europa, per comprendere come la TAV rappresenti un elemento d’importanza strategica per l’economia italiana.
Foto di: Moondo
L’Italia è il secondo paese manifatturiero d’Europa, dopo la Germania, e la tratta ad alta velocità Torino-Lione si inserisce in uno dei grandi corridoi del trasporto in Europa. Non comprendere questo (“chi se ne frega di andare a Lione” ha detto qualcuno…) significa non avere idea del campo di gioco industriale e commerciale, su cui il paese deve essere protagonista nei prossimi anni.

Se l’Italia “perde questo treno”:

1) resterà isolata dalle grandi rotte europee, perché tutti i grandi corridoi commerciali finiranno con lo svilupparsi sopra la sua testa… al di là delle Alpi.
Foto di: Corriere della Sera
2) porti come Genova, Trieste (che ha il vantaggio di essere un “porto franco”, il che offre enormi vantaggi doganali) e probabilmente altri ancora, finiranno con l’essere asserviti alla strategia di penetrazione politico-commerciale della Cina in Europa, senza reale capacità autonoma di contrattazione e senza alternative commerciali e strategiche. Il governo italiano sta già lavorando alla sottoscrizione di un protocollo d’intesa con la Cina, avente ad oggetto l’adesione dell’Italia alla Belt and Road Initiative” (le “nuove vie della Seta”): 6 corridoi, cinque via terra e uno via mare… la cui realizzazione sarebbe finanziata dalla Asian infrastructure investment bank (Aiib). Spiega a Formiche l’economista a Giulio Sapelli: “Siamo dinnanzi a una minaccia seria, una minaccia che porta il nome dell’imperialismo del debito. Una nuova forma di colonialismo basata non più sulla conquista di terre ma sul debito. Basti pensare a quello che è successo in Indonesia, dove la Via della Seta indo-cinese ha portato all’indebitamento di intere nazioni (il 40% del debito pubblico del solo Myammar è detenuto da Pechino, ndr). E noi stiamo rischiando di fare la stessa fine. Dobbiamo assolutamente fermare la macchina della Via della Seta, bloccare sul nascere ogni possibilità di chiedere prestiti a banche o fondi cinesi. Non facciamo l’errore di dire di sì, come fu con la Germania nazista. Dire di sì alla Cina sarebbe follia. Un po’ di memoria storica aiuta. Che cosa è successo in Grecia? Interi pezzi di economia sono finiti nelle banche tedesche a causa del debito: porti, infrastrutture, tutto.
Foto di: startmag.it

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