Home Cultura e Società SULLA “RICERCA” MENO SOGNI E PIU’ REALTA’

SULLA “RICERCA” MENO SOGNI E PIU’ REALTA’

497
ricerca sviluppo
foto di: informazionefiscale.it

Un recente articolo di Repubblica riporta dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in merito al prossimo futuro della ricerca in Italia.

In sostanza le idee sono due:

  1. «nascerà un’agenzia nazionale per la ricerca»;
  2. «i dottorati di ricerca sono troppo focalizzati sulla produttività scientifica mentre dovrebbero avere più attenzione per le aziende» incrementando il c.d. dottorato industriale.

Il tema è importantissimo ed è bene che il Ministro si sia posto il problema di affrontarlo. Tuttavia sembra mal posta. In particolare c’è un errore di merito e due di metodo nel modo in cui è affrontato il tema del rapporto tra “ricerca” e “imprese”:

1) L’errore di merito: la ricerca non ha bisogno di ulteriori burocrazie ministeriali ma di maggiori risorse da investire, per fare nuove scoperte a beneficio del progresso economico e civile del Paese.

2) 1° errore di metodo: non è l’università che deve aprirsi alle aziende ma sono le aziende che devono aprirsi alla ricerca, perché sviluppare nuovi “prodotti” o capire come rendere più efficienti i “processi” è ancora l’unico vantaggio competitivo che possa essere speso a fronte dei bassi costi di produzione dei paesi in via di sviluppo.

3) 2° errore di metodo: produttività scientifica significa fare nuove scoperte, significa riuscire a trovare soluzioni migliori ai problemi. Ringraziamo Dio che i nostri dottorati di ricerca e i percorsi di crescita accademica siano focalizzati sulla produttività scientifica in tutti i campi: economia, management, tecnologie, medicina, farmaceutica ecc. È proprio questo che lo Stato deve sostenere, finanziariamente e attraverso un’opera di sensibilizzazione che faccia capire alle imprese come investire nella ricerca (motu proprio o instaurando collaborazioni con Centri di ricerca universitari) è esattamente ciò che oggi fa la differenza tra un’azienda che si sviluppa e una che viene travolta dalla concorrenza estera.

foto di: ADI

Tutti i dati dimostrano, peraltro, come esista una correlazione evidente tra “investimenti in ricerca” e “livelli di benessere economico” di un Paese. La conoscenza, insomma, produce qualità e sviluppo.

Non è un caso, infatti, che nel mondo accademico si parli sempre più della c.d. “terza missione” dell’Università, riferendosi al fatto che – accanto agli obiettivi tradizionali dell’alta formazione e della ricerca scientifica – l’Accademia debba avere oggi un altro obiettivo di carattere “sociale”: essere l’interlocutore privilegiato della società, al fine di offrire nuove opportunità di sviluppo alle imprese e nuove opportunità di crescita civile ai cittadini, mettendo loro a disposizione gli strumenti culturali per contribuire consapevolmente al dibattito pubblico su tematiche che hanno a che fare con la qualità della vita (economia, diritto, scienze, tecnologia…).

È appena il caso di ricordare che start-up e altre meraviglie simili sono cose bellissime… ma un paese sviluppato, di 60 milioni di abitanti, può conservare il proprio benessere e cercare di aumentarlo solo con la “Politica Industriale”! E gli investimenti in ricerca e sviluppo sono parte fondamentale di una politica industriale moderna, nel tempo della “società della conoscenza”. Insomma, bene porsi il problema della ricerca e dei dottorati, però forse occorrono meno sogni e più reatà.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here