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UN “PIANO STRAORDINARIO” DI INTERVENTO SU INDUSTRIA E PRODUTTIVITA’ PER RIANIMARE UN MEZZOGIORNO ALLO STREMO.

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Foto di: Il Mattino

I fondamentali economico-sociali del Mezzogiorno d’Italia non sono mai stati così drammatici.

Le esportazioni (cioè ciò che arricchisce il Paese) sono per il 70% appannaggio del Nord: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Piemonte. Il Mezzogiorno pesa poco più dell’11% (dati ICE 2019).

Ma è in tutti i settori (scuola, occupazione, crescita, prodotto interno lordo ecc.) che le condizioni del Mezzogiorno sono peggio della Grecia. 

Il Mezzogiorno d’Italia supera la Grecia solo nella spesa statale per abitante (+ 1.000€). In tutto il resto la Grecia va nettamente meglio.
Foto di: Il Mattino
Incrociando i dati economici con quelli demografici, il il quadro è ancora peggiore. Il Rapporto SVIMEZ 2019 riferisce che “Le persone emigrate dal Mezzogiorno sono state oltre 2 milioni nel periodo compreso tra il 2002 e il 2017, di cui 132.187 nel solo 2017. Di queste ultime 66.557 sono giovani (50,4%, di cui il 33,0% laureati, pari a 21.970). Il saldo migratorio interno, al netto dei rientri, è negativo per 852 mila unità. L’età media della popolazione aumenta sempre di più. Secondo le previsioni dell’ISTAT, entro il 2065, il 71% della popolazione italiana sarà residente al centro-nord e il Mezzogiorno scenderà al 29%.
Questi dati bastano a rendere il senso di quanto sia drammatica la situazione economica in cui versa metà del Paese. Siamo di fronte a un vero e proprio “fallimento” del Sud.

Che fare? Un “intervento straordinario” nel Mezzogiorno.

E’ evidente che il Mezzogiorno rappresenta un’area con problemi comuni ed è altrettanto evidente che il “sistema Italia” non riuscirà ad essere competitivo con le nuovi giganti economici mondiali (la Cina Popolare, la Russia, il Brasile, la Corea…) senza recuperare il forte disagio economico-industriale del Sud.

Si tratta di un disagio talmente grave che la soluzione non può limitarsi a misure estemporanee o a generici stimoli all’economia.  Serve una risposta “organizzata” e “di sistema”: un “Piano Straordinario d’intervento”… che pianifichi, promuova, coordini e indirizzi gli investimenti nei settori strategici per lo sviluppo economico del Mezzogiorno.

Le risorse ci sono (si pensi solo ai Fondi Europei) ma oggi sono disperse in migliaia di piccole iniziative sul territorio, quasi sempre inutili.

Le priorità fondamentali sono 3:

  1. concentrare tutte le risorse disponibili su un grande piano di investimenti nelle infrastrutture strategiche per persone e imprese al Sud (autostrade, portualità, alta velocità…).

  2. incentivare gli investimenti al Sud di grandi gruppi privati, anche mediante lo strumento delle Zone Economiche Speciali (che significa tassazione agevolata e canali privilegiati di dialogo tra imprenditori e autorità pubbliche).

  3. creare un’Agenzia pubblica che coordini il piano di investimenti pubblici (punto 1) e sia l’interlocutore unico per i privati che investono (punto 2).

Le proposte in campo: una “politica di sistema” per il Sud.

Il silenzio della politica nazionale sulla nuova questione meridionale” è assordante. Fino ad ora non vi è traccia di politiche di sviluppo per il Sud, neppure come programmazione degli investimenti.

L’unica proposta concreta per dare ai problemi del Sud una risposta “di sistema” viene da Stefano Caldoro, leader del centrodestra in Campania. La proposta di Caldoro assume quali pilastri fondamentali le indicate priorità di strategia industriale per il Sud (creazione di un’Agenzia unica di investimenti e istituzione di Zone Economiche Speciali) e le inserisce in una visione d’insieme: la “Macroregione del Sud”.

Non si tratta di cancellare le attuali Regioni ma di realizzare la c.d. “cooperazione rafforzata” (art. 117 Cost.) tra le Regioni del Sud su temi strategici per il benessere dei cittadini. L’obiettivo è dare una visione d’insieme al governo delle funzioni pubbliche fondamentali (salute, ambiente, trasporti, servizi pubblici…) e programmare una risposta “di sistema” ai problemi economici e sociali del Mezzogiorno.

Questa è la piattaforma sulla quale verrà chiesto ai cittadini di pronunciarsi attraverso un Referendum propositivo. Potrebbe essere l’ultimo treno per il rilancio del Sud, che il Sud non può permettersi di perdere.

1 COMMENT

  1. Eccellente: conciso e compendioso.
    Ma temo che al sud un esercito di cittadini, quelli che in passato confidavano nella rivoluzione comunista quale soluzione dei loro problemi, oggi è paga del reddito di cittadinanza, di fede pentastellata.

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