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ECONOMIA: IL “MEZZOGIORNO” VA MOLTO PEGGIO DELLA GRECIA.

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Foto di: Il Mattino

I fondamentali economico-sociali del Mezzogiorno d’Italia non sono mai stati così drammatici.

Ciò che emerge in tutti i settori (scuola, occupazione, crescita, prodotto interno lordo ecc.) è una situazione peggiore della Grecia. 

Il Mezzogiorno d’Italia supera la Grecia solo nella spesa statale per abitante (+ 1.000€). In tutto il resto la Grecia va nettamente meglio:
  • ha una ricchezza prodotta per abitante (PIL pro capite) che supera di 3.000 € quella prodotta al Sud;
  • un numero di figli per ogni donna maggiore di quelli del Sud (1,4 contro 1,3);
  • ha 4,2 posti letto ogni 1.000 abitanti, contro i 2,8 del Sud;
  • ha oltre il doppio dei giovani laureati rispetto al Sud (43,7% contro 21,2%);
  • ha 1/3 in meno di giovani che non studiano e non lavorano rispetto al Sud (21,3% contro 33,8%);
  • ha un tasso di occupazione del 57,8%, contro il 48,2% del Mezzogiorno (48% contro 35,4% per occupazione femminile);
  • ha una crescita stimata grazie ai fondi europei che è il triplo del Sud (3% contro 1%).
Foto di: Il Mattino

Incrociando i dati economici con quelli demografici, il quadro è ancora peggiore: solo tra il 2008 e il 2018, il Sud Italia ha perso mezzo milione di giovani (di cui 1 su 3 laureati), che si sono trasferiti in altre aree del Paese o all’estero. L’età media della popolazione aumenta sempre di più. Secondo le previsioni dell’ISTAT, entro il 2065, il 71% della popolazione italiana sarà residente al centro-nord e il Mezzogiorno scenderà al 29%.

Questi dati bastano a rendere il senso di quanto sia drammatica la situazione economica in cui versa metà del Paese. Siamo di fronte a un vero e proprio “fallimento” del Sud.

Che fare? Un “intervento straordinario” nel Mezzogiorno.

E’ evidente che il Mezzogiorno rappresenta un’area con problemi comuni. Le risposte devono, dunque, partire da una visione di sistema” dell’economia e della società meridionale. 

Sarà difficile recuperare i forti ritardi accumulati al Sud sul piano tecnologico, industriale, culturale, senza un “Piano Straordinario d’intervento”… che pianifichi, promuova, coordini e indirizzi gli investimenti nei settori strategici per lo sviluppo economico. Le risorse ci sono (si pensi solo ai Fondi Europei) ma oggi sono disperse in migliaia di piccole iniziative sul territorio, quasi sempre inutili.

Le priorità fondamentali sono 3:

  1. concentrare tutte le risorse disponibili su un grande piano di investimenti nelle infrastrutture strategiche per persone e imprese al Sud (autostrade, portualità, alta velocità…).
  2. incentivare gli investimenti al Sud di grandi gruppi privati, anche mediante lo strumento delle Zone Economiche Speciali (che significa tassazione agevolata e canali privilegiati di dialogo tra investitori e autorità pubbliche).
  3. creare un’Agenzia pubblica che coordini il piano di investimenti pubblici (punto 1) e sia l’interlocutore unico per i privati che investono (punto 2).

Le proposte in campo: una “politica di sistema” per il Sud.

Il silenzio della politica nazionale sulla nuova questione meridionale” è assordante. Fino ad ora non vi è traccia di politiche di sviluppo per il Sud, neppure come programmazione degli investimenti.

L’unica proposta concreta per dare ai problemi del Sud una risposta “di sistema” viene da Stefano Caldoro, leader del centrodestra in Campania. La proposta di Caldoro assume quali pilastri fondamentali le indicate priorità di strategia industriale per il Sud (creazione di un’Agenzia unica di investimenti e istituzione di Zone Economiche Speciali) e le inserisce in una visione d’insieme: la “Macroregione del Sud”.
Non si tratta di cancellare le attuali Regioni ma di realizzare la c.d. “cooperazione rafforzata” (art. 117 Cost.) tra le Regioni del Sud su temi strategici per il benessere dei cittadini.

L’obiettivo è dare una visione d’insieme al governo delle funzioni pubbliche fondamentali (salute, ambiente, trasporti, servizi pubblici…) e programmare una risposta “di sistema” ai problemi economici e sociali del Mezzogiorno.

Questa è la piattaforma sulla quale verrà chiesto ai cittadini di pronunciarsi attraverso un Referendum propositivo. Potrebbe essere l’ultimo treno per il rilancio del Sud, che il Sud non può permettersi di perdere.
Foto di: Cisl Campania

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