Home Economia SPESA FONDI FESR-FSE: NELL’ITALIA CENTRALE VANNO MALE LAZIO, UMBRIA, MARCHE.

SPESA FONDI FESR-FSE: NELL’ITALIA CENTRALE VANNO MALE LAZIO, UMBRIA, MARCHE.

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Le regioni Lazio, Toscana, Umbria, Marche, pur appartenendo alla categoria delle “regioni più sviluppate”, mostrano un ampio divario tra loro. In particolare si rileva chiaramente un netto distacco tra le performance di spesa della Toscana (superiori alla media) da una parte e quelle di Lazio, Umbria e Marche (inferiori alla media) dall’altra. E’ quanto emerge da uno studio condotto dal Prof. Sabato Vinci sulla base dei dati MEF aggiornati al 30 giugno 2019, realizzato su commissione del MEP Anna Cinzia Bonfrisco – membro della Commissione Bilancio del Parlamento Europeo – Gruppo parlamentare ID.
La regione Toscana, mostra di aver impegnato il 72,89% delle risorse programmate: +16,72% rispetto media del gruppo regionale di riferimento (56,17%). Con riferimento alla percentuale dei pagamenti, essi si attestano al 32,49% delle risorse programmate: +2,52% rispetto alla media di gruppo (29,97%). Distinguendo tra FESR e FER, la Toscana mostra impegni del FESR per il 89,24% delle risorse programmate (+32,55% rispetto alla media di gruppo, pari al 56,69%) e impegni FSE per il 55,12% delle risorse programmate (– 0,51% rispetto alla media di gruppo, pari al 55,63%). Con riferimento ai pagamenti, la Toscana si attesta sul 34,25% delle risorse programmate del FESR (+8,84% rispetto alla media di gruppo, pari al 25,41%) e al 30,60% delle risorse programmate del FSE (– 4,09% su media di gruppo, pari al 34,69%).
La regione Lazio, mostra invece di aver impegnato il 45,54% delle risorse programmate: – 10,63% rispetto media del gruppo regionale di riferimento (56,17%). Con riferimento alla percentuale dei pagamenti, essi si attestano al 22,49% delle risorse programmate: -7,48% rispetto alla media di gruppo (29,97%). Distinguendo tra FESR e FER, il Lazio mostra impegni del FESR per il 44,88% delle risorse programmate (–11,81% rispetto alla media di gruppo, pari al 56,69%) e impegni FSE per il 46,26% delle risorse programmate (–9,37% rispetto alla media di gruppo, pari al 55,63%). Con riferimento ai pagamenti, il Lazio si attesta sul 17,25% delle risorse programmate del FESR (–8,16% rispetto alla media di gruppo, pari al 25,41%) e al 28,12% delle risorse programmate del FSE (–6,57% su media di gruppo, pari al 34,69%).
La regione Marche, mostra invece di aver impegnato il 37,65% delle risorse programmate: –18,52% rispetto media del gruppo regionale di riferimento (56,17%). Con riferimento alla percentuale dei pagamenti, essi si attestano al 15,83% delle risorse programmate: –14,14% rispetto alla media di gruppo (29,97%). Distinguendo tra FESR e FER, le Marche mostrano impegni del FESR per il 38,46% delle risorse programmate (–18,23% rispetto alla media di gruppo, pari al 56,69%) e impegni FSE per il 35,99% delle risorse programmate (–19,64% rispetto alla media di gruppo, pari al 55,63%). Con riferimento ai pagamenti, le Marche si attestano sul 12,95% delle risorse programmate del FESR (–12,46% rispetto alla media di gruppo, pari al 25,41%) e al 21,68% delle risorse programmate del FSE (–13,01% su media di gruppo, pari al 34,69%).
La regione Umbria, mostra invece di aver impegnato il 32,66% delle risorse programmate: –24,51% rispetto media del gruppo regionale di riferimento (56,17%). Con riferimento alla percentuale dei pagamenti, essi si attestano al 18,75% delle risorse programmate: –11,22% rispetto alla media di gruppo (29,97%). Distinguendo tra FESR e FER, l’Umbria mostra impegni del FESR per il 31,03% delle risorse programmate (–25,66% rispetto alla media di gruppo, pari al 56,69%) e impegni FSE per il 35,48% delle risorse programmate (–20,15% rispetto alla media di gruppo, pari al 55,63%). Con riferimento ai pagamenti, l’Umbria si attesta sul 17,86% delle risorse programmate del FESR (–7,55% rispetto alla media di gruppo, pari al 25,41%) e al 20,28% delle risorse programmate del FSE (–14,41% su media di gruppo, pari al 34,69%).
Tali dati, riferiti alla capacità di spesa delle regioni considerate, hanno consentito un elemento significativo di riflessione, sia in ordine alla capacità dei territori di promuovere politiche di sviluppo, sia in ordine alle ragioni in base alle quali alcune regioni risultano sotto-performanti rispetto al benchmark delle regioni top, fornendo altresì alcuni suggerimenti utili ai fini della predisposizione di possibili correttivi istituzionali.
Foto di: europarl.europa.eu
Lo studio si concentra così sulle proposte per l’Italia, suggerendo una risposta istituzionale mirata, forte e “di sistema” ai deficit organizzativi e amministrativi di alcune regioni. In particolare viene suggerito di procedere, a livello centrale, a una più netta chiarificazione dei compiti di INVITALIA (la cui mission dovrebbe essere focalizzata solo sulle imprese: attrazione grandi investimenti, promozione dello sviluppo d’impresa, rilancio delle aree industriali in crisi…) rispetto a quelli dell’Agenzia per la Coesione Territoriale (il cui focus esclusivo dovrebbe consistere nel la programmazione, il coordinamento e la sorveglianza per le politiche di coesione, il sostegno alla P.A. nei progetti di spesa dei fondi U.E.). A livello regionale invece, lo Stato dovrebbe predisporre incentivi istituzionali alla creazione di gruppi omogenei di regioni che presentano difficoltà in ordine all’utilizzo dei fondi e/o ritardi di sviluppo rispetto alle regioni più avanzate d’Italia a procedere. Tale strategia “macro-regionale” dovrebbe sostanziarsi: (a) nella gestione in forma associata delle funzioni di gestione delle politiche di coesione; (b) nella istituzione di “infrastrutture tecniche” comuni specializzate nella gestione dei Fondi SIE.
Andrebbe dunque ristrutturato il modello di “cooperazione istituzionale rafforzata” che si è in parte già realizzato – anche grazie al concorso della società del MEF Studiare Sviluppo – passando da una logica top-down a una logica bottom-up, sfruttando la possibilità già concessa dall’art. 117, comma 8 della Costituzione italiana: «la legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni».
Foto di: wikipedia

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