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SALARIO MINIMO: MISURA DI CIVILTÀ.

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Foto di: ilfattoquotidiano
La Costituzione italiana, all’art. 36, prevede espressamente che «il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa».
In pratica, l’ordinamento italiano ha sempre attribuito in via primaria ai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro il compito di fissare il tetto minimo di retribuzione che il datore di lavoro deve al prestatore di lavoro.
In un momento in cui, all’interno del sistema economico milioni di persone lavorano in assenza di un Contratto Nazionale di riferimento, serve una norma che fissi un “salario minimo” per tutti… una cifra di dignità che ogni lavoratore ha diritto di ricevere in quanto essere umano e in forza dei princìpi scolpiti nell’art. 36 della Costituzione.

Tre princìpi cardine:

  1. Il lavoro non può essere sfruttamento;
  2. Al salario minimo deve accompagnarsi l’introduzione di rigorose politiche antidumping;
  3. Se un’impresa non è in grado di pagare salari decorosi ai propri dipendenti, è giusto che lasci spazio a imprese più efficienti.

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