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SUBITO “PIANO MARSHALL” PER IL SUD. IL 45% GUADAGNA MENO DEL REDDITO DI CITTADINANZA.

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Foto di: Dagospia

Tito Boeri, Presidente uscente dell’INPS, nella sua recente audizione al Senato ha dichiarato: «Il 45% dei dipendenti privati del Sud ha redditi da lavoro netti inferiori a quelli garantiti dal Reddito di Cittadinanza a un individuo che dichiari di avere un reddito uguale a zero».

La ragione della contrarietà di Boeri al Reddito di cittadinanza, sembra riassumibile nella frase: «Il problema è che il Reddito di cittadinanza fissa un livello di prestazione molto elevato per un singolo». 


 

Ebbene… il dato è giusto, l’analisi è sbagliata.

Il problema non è che 780 euro al mese rappresentino una “prestazione molto elevata per un singolo”La vergogna è che nell’Italia del 2019 (in particolare al Sud) esistano persone che lavorano e vengono pagate meno di 780 euro al mese! 

In alcune aree del Mezzogiorno il reddito medio dei cittadini è la metà rispetto al Nord… un divario senza pari nel mondo, che è destinato ad approfondirsi ulteriormente in assenza di soluzioni politiche.

Un “Piano Marshall” per il Sud.

Questi semplici dati rendono il senso di quanto sia drammatica la situazione economica in cui versa metà dell’Italia. Siamo di fronte a un vero e proprio “fallimento del mercato”, a cui lo Stato dovrebbe rispondere con un grande Piano per il Lavoro, basato su un robusto programma di investimenti pensati per “costruire il mercato” nel Mezzogiorno d’Italia. Il mercato, infatti, non è un concetto astratto bensì un’istituzione economica concreta, che esiste nella misura in cui vi siano sul territorio le infrastrutture materiali (strade, autostrade, acquedotti, edilizia scolastica, portualità, reti ad alta velocità…) e immateriali (soprattutto istruzione, università e ricerca… che significa qualità del “capitale umano”) per sostenerla.
Foto di: CAR Magazine

Dove trovare i soldi?

Nell’economia moderna lo sviluppo economico non passa necessariamente da finanziamenti pubblici. Anzi… gran parte delle innovazioni più significative del mondo contemporaneo nascono dalla costruzione di un rapporto fecondo tra “programmazione pubblica” e “investitori privati”: basti pensare al ruolo svolto dal MITI e dall’Ufficio delle programmazione economica (Epa) nella ricostruzione dell’economia giapponese dopo il disastro della II Guerra Mondiale.
In buona sostanza:
– la programmazione dello sviluppo, possono farla solo le Istituzioni pubbliche, in quanto titolari del compito di perseguire l’interesse generale;
– il finanziamento dello sviluppo, può avere una molteplicità di origini: fondi pubblici, fondi privati (a cominciare dai grandi fondi d’investimento) opportunamente orientati in base a un sistema di incentivi, operazioni miste pubblico-private (le c.d. Public-Private Partnership e il Project Financing).
La “costruzione del mercato” – in un contesto tanto drammatico quale è quello del Mezzogiorno d’Italia – passa dunque necessariamente per l’assunzione da parte delle autorità pubbliche del ruolo di “regista”… che promuova, coordini e indirizzi gli investimenti in tutto il Sud.
Foto di: Industria Italiana

Le proposte in campo: una “politica di sistema” per il Sud.

Nel silenzio generale della politica nazionale sulla nuova questione meridionale”, l’unica proposta concreta per dare ai problemi del Sud una risposta “di sistema” viene dal leader del centrodestra campano Stefano Caldoro. Essa si fonda su 3 punti:
  • istituzione della “Macroregione del Sud”. Non si vogliono cancellare le attuali Regioni ma avvalersi di una possibilità che già oggi consente l’art. 117 della Costituzione: è la c.d. “cooperazione rafforzata” tra Regioni su alcuni temi strategici (salute, ambiente, trasporti, servizi pubblici ecc.). L’obiettivo è governare le funzioni e semplificare i processi partendo dai diritti e dall’economia.
  • creazione di una Agenzia per gli investimenti nel Sud che assolva a due funzioni fondamentali: (1) coordinare un grande piano di investimenti; (2) rappresentare per investitori e operatori economici un riferimento istituzionale unico in tutto il Mezzogiorno.
  • istituzione di una Zona Economica Speciale” al Sud, in cui lo Stato incentivi il mercato e l’industrializzazione attraverso tassazione agevolata e canali privilegiati di dialogo tra investitori e autorità pubbliche.
Questa è la piattaforma sulla quale il leader del centrodestra campano ha già incassato il voto favorevole del centrosinistra e l’astensione del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale. Su questa proposta si chiederà ai cittadini campani di pronunciarsi attraverso un Referendum propositivo. Potrebbe essere l’ultimo treno per il rilancio del Sud, che il Sud non può permettersi di perdere.
Foto di: La Repubblica Napoli

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