Home Economia MOODY’S E LA POLITICA

MOODY’S E LA POLITICA

1379
foto di: L'Opinione

Moody’s declassa l’Italia per 4 ragioni.

Sono 4 le ragioni principali che hanno spinto l’importante agenzia di rating internazionale Moody’s a declassare il debito italiano dal livello Baa2 al livello Baa3, dopo il quale c’e solo il livello “junk bond” (titolo spazzatura):

  1. il «cambio concreto della strategia di bilancio, con un deficit significativamente più elevato rispetto alle attese». 
  2. la «mancanza di una coerente agenda di riforme per la crescita» del Paese e quindi «crescita debole nel medio termine». 
  3. i provvedimenti del governo lasciano presagire che il debito «non calerà concretamente nei prossimi anni». 
  4. vi è per il futuro un pericolo di uscita dall’euro «se le tensioni fra il governo italiano e le autorità europee (…) dovessero subire una ulteriore escalation».

In pratica il problema dell’Italia è che già spende molto più di quanto produca. Il governo ha scelto di aumentare la spesa, anche per investimenti giudicati dalle agenzie come non produttivi.

Conseguenze.

Il rischio è che, dopo Moody’s, anche altre agenzie di rating declassino il debito pubblico italiano. In ogni caso un debito declassato – ormai a un passo dal livello “spazzatura” dopo anche i declassamenti degli anni precedenti – è considerato meno appetibile dagli investitori. Ciò significa 2 cose:

  1. molti investitori saranno tentati di organizzare il loro portafoglio scegliendo titoli giudicati migliori dai mercati (già ad agosto 17,4 miliardi, prima investiti in BTP italiani, sono stati reinvestiti in titoli esteri).
  2. lo Stato sarà costretto a offrire tassi d’interesse ancora più alti, per incentivare gli investitori a prestare soldi all’Italia (già oggi gli interessi sono raddoppiati rispetto a pochi mesi fa).

Quanto sta accadendo ha quindi un costo alto. Ogni anno lo Stato chiede al mercato dei capitali 400 Miliardi di euro per  finanziare scuola, sanità, pensioni, ecc. Se non dovessimo più avere accesso ai mercati (con titoli valutati “spazzatura”) tali risorse verrebbero a mancare.

Il ruolo della Politica.

L’economia fa l’economia. Chi ha dei soldi, in tutto il mondo, opera scelte di investimento, avendo a disposizione una piazza globale: l’obiettivo è guadagnare il più possibile, rischiando il meno possibile… Per massimizzare le proprie possibilità di profitto, i possessori del capitale si affidano anche a professionisti e a istituzioni finanziarie che dispongono di competenze specifiche, e sono in genere influenzati (pur senza alcun obbligo) delle valutazioni espresse da agenzie specializzate nella valutazione dei rischi degli investimenti (il rating). A nessun investitore interessa più di tanto chi sia al governo, ma quanto sia al sicuro il proprio denaro. La speculazione finanziaria e le crisi del debito sovrano, dunque, non sono l’origine ma la conseguenza più immediata di scelte politiche pericolose.

La Politica in Italia, a differenza dell’economia, da anni sconta una grave crisi di fiducia. Non sembra più in grado di fare il proprio mestiere. Nell’illusione che l’unica cosa che conti sia la raccolta del consenso, sono stati gettati via, come ferri vecchi, i pilastri fondamentali della “capacità di governo”: l’identità, la visione, il radicamento, la formazione e la selezione delle classi dirigenti, il valore della “rappresentanza”. Le Istituzioni sono così divenute simili ai palcoscenici e le liste elettorali simili ai casting televisivi, zeppi di ambiziosi mediocri. I luoghi di confronto sono stati sostituiti dai talk show, dove spesso regna il semplicismo e i protagonisti sembrano somigliare più a galline che si azzuffano in un pollaio, che non a governanti intenti a proporre un’idea di società. Diversamente da quanto avviene nel mondo dell’economia (dove le competenze richieste sono sempre più elevate), in politica si è diffusa la convinzione che chiunque possa esservi “prestato”, pur se sprovvisto di competenze specifiche… è sufficiente prendere i voti.

Per mettere al sicuro l’Italia, allora, serve ricostruire la Politica… come “arte del governo” che, in democrazia, si confronta con la raccolta del “consenso”. Bisogna quindi riorganizzare degli spazi collettivi dove il pensiero riesca a produrre realmente idee di governo, riempiendo di contenuti anche la passione dei singoli. Ciò significa valorizzare il “Merito”, quindi l’intelligenza, il talento, la capacità di approfondire i problemi… per mettere in circolo nuove idee, fondate sulla conoscenza invece che sul dilettantismo. «Conoscere per deliberare» diceva Luigi Einaudi.

Ecco… forse la democrazia non è solo prendere voti.

foto di: leggistudia.wordpress.com

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here