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LA MERITOCRAZIA COMINCIA SUI BANCHI DI SCUOLA

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Foto di: Il Foglio

Il 3 febbraio 2019 è apparso sul Corriere della Sera un interessante commento di Giuliana Ferraino che sarebbe utile leggere:

E se il merito cominciasse a scuola? La domanda nasce dal boom di iscrizioni ai licei, dove il prossimo settembre si prepara a entrare il 55,6% degli studenti italiani (in una città come Milano le domande sono ancora di più). Ora varrebbe la pena confrontare questo numero con le ultime statistiche sulla disoccupazione giovanile, risalita al 31,9% in Italia, tra i livelli più alti in Europa. In un Paese come la Germania invece è al 6%. Poiché è la Germania il modello a cui il governo guarda per rilanciare l’occupazione, cercando di imitare il sistema di collocamento e formazione dei suoi Job Center, snodo fondamentale per far funzionare il reddito di cittadinanza, bisognerebbe ricordare che nel sistema scolastico tedesco solo un terzo degli studenti frequenta il Gymnasium, il liceo. A raccomandare l’iscrizione è la scuola e dipende dai voti alla fine della Grundschule (le elementari), che dura 4 anni.
Per ottenere una raccomandazione per il Gymnasium, il bambino deve avere una media dei voti in matematica e in tedesco tra 2 e 2,5, a seconda del Land, sapendo che la scala di voti è invertita rispetto a quella italiana. In alcuni Länder la raccomandazione è vincolante, come in Sassonia e a Brema; in altri il bambino può sostenere un esame o una lezione di prova, se i genitori non accettano la raccomandazione. Alla fine gli iscritti al Gymnasium sono tra il 32 e il 33% della popolazione scolastica, gli altri entrano nella Realschule, simile ai nostri istituti tecnici, o nella Haupschule, la scuola professionale. Si obietterà che stabilire l’idoneità e le capacità di un bambino a 10 anni è troppo presto e ingiusto; perciò si potrebbe spostare la valutazione alla fine della scuola media, e renderla più vincolante. Di certo, un approccio meritocratico, guardando al mondo del lavoro, potrebbe essere utile.

(fonte: Corriere della Sera, 03/02/2019)

A ciò vale la pena di aggiungere che la regola generale nelle Università tedesche è il numero programmato degli accessi, calcolato in base alle disponibilità delle varie facoltà e soprattutto in base alle esigenze del mondo del lavoro. Si ha dunque un doppio filtro: per la scuola superiore e per l’università. Ciò garantisce, da un lato, che chi si laurea in una certa disciplina trovi un posto di lavoro coerente con i propri studi; dall’altra che lo Stato non investa soldi per formare professionalità che non trovano sbocchi nell’economia nazionale.
Val la pena precisare che, la selezione delle aspiranti matricole non viene effettuato su discutibili quiz (perché mai bisognerebbe sapere chi ha vinto il Festival di San Remo lo scorso anno per essere ammessi?) in cui in un paio d’ore si mette in gioco il proprio futuro, bensì sulla base del curriculum scolastico (media dei voti negli anni del liceo, voto di maturità ecc.). Analoga è la procedura per l’ammissione al Master (la nostra laurea specialistica): basata sul voto conseguito alla laurea triennale e/o su un esame orale.
Certo anche questo sistema non sarà perfetto, ma garantisce comunque una maggiore selezione meritocratica delle classi dirigenti. Certamente si premia almeno l’impegno negli studi scolastici e il fatto di avere una solida cultura di base, sulla quale si potrà poi costruire la competenza specialistica nell’area disciplinare di maggiore interesse.

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