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IL VIRUS IN ITALIA

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L’Italia è affetta da un virus estremamente pericoloso, ma non è il “COVID-19” (o “Coronavrus”). L’esplosione continua di nuovi casi nel nostro paese, la propedeutica gestione approssimativa del rischio contagio a livello centrale, le gravi conseguenze economiche, in effetti, non fanno altro che rendere a tutti noi l’ennesima conferma che il problema più grave del nostro Paese sia sempre lo stesso: la mancanza di cultura dell’O-R-G-A-N-I-Z-Z-A-Z-I-O-N-E.

Salvo alcune pregevoli eccezioni, comunque, rimaniamo in massima parte una nazione che brilla sempre per intelligenze individuali, ma fatica a creare “sistemi” forti per la gestione della complessità. Abbiamo ottimi ottimi insegnanti ma un sistema scolastico che non funziona, grandi giuristi ma un sistema giudiziario a pezzi, formidabili artigiani ma pochi industriali, grandi ricercatori ma un sistema di ricerca disarticolato…

Fortunatamente, ci rimane in eredità un grande patrimonio di intelligenza collettiva, istituito in un’epoca in cui il “bene comune” era comunque posto all’apice della gerarchia dei valori del nostro Paese: il nostro Sistema Sanitario Nazionale… Anch’esso è comunque sotto attacco dal virus degli interessi di casta (che tende a disarticolare ogni istituzione) e da quello del profitto individuale (che ha scalato nell’ultimo ventennio tutte le gerarchie dei valori), ma soprattutto è indebolito da diffuse incapacità di organizzazione e gestione, specie in alcune aree del Paese.

Le radici storiche del problema organizzativo in Italia sono profonde. In buona sostanza dipendono dal fatto che, da che il mondo è mondo, due sono le grandi scuole di organizzazione: gli eserciti e le fabbriche… Queste sono sempre state le uniche due istituzioni in grado di coniugare (per evidenti ragioni) missione, disciplina, materia prima e obiettivi… ordine-esecuzione-controllo-risultato. L’Italia non ha conosciuto in misura significativa la potenza militare ed è arrivata tardi a essere una potenza industriale. Ecco le ragioni che rendono la mancanza di cultura organizzativa palpabile in ogni occasione nel nostro Paese, non solo nel settore pubblico ma anche nel privato. Il problema più grave, tuttavia, è che tale mancanza è così profondamente parte del nostro modo di essere, da non porci neppure il problema di capire come porvi rimedio. Eppure l’organizzazione non è un dono divino… Ci sono certamente, come in ogni settore, coloro i quali mostrano attitudini naturali, ma fondamentalmente l’organizzazione è una scienza… e come tale può essere insegnata e può essere appresa. Se ci ponessimo questo problema, non solo avremmo saputo gestire in modo più accorto un rischio sanitario che poteva tranquillamente essere gestito, ma impareremo forse a essere un Paese migliore… all’altezza dell’intelligenza e delle capacità degli italiani.

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