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ESISTE GIA’ UNA CAMERA DI RAPPRESENTANZA DEI CETI PRODUTTIVI

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foto di: http://www.artparquetfirenze.com

Task-force, Stati generali… Forse ci si è dimenticati che la Costituzione italiana, già nel 1947, aveva previsto che i governi potessero aver bisogno del contributo diretto di coloro i quali producono la ricchezza del Paese (economia, imprese, lavoratori) per realizzare programmi economici e sociali… in questa logica fu concepito il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), quale “organo a rilevanza costituzionale” della Repubblica italiana.

Forse anche il Governo si è dimenticato dell’esistenza di quest’organo… Sarebbe forse il caso di riscoprirne e rivitalizzarne la funzione, usando le “sedi istituzionali” in cui sono già rappresentati i ceti produttivi e mettendo anch’essi di fronte alla loro responsabilità di contribuire in modo concreto al rilancio economico-industriale del Paese.

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Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) fu concepito in seno nell’Assemblea costituente, come luogo istituzionale preordinato alla rappresentanza dei ceti produttivi e dei lavoratori del Paese, da affiancare alle due Camere elette a suffragio universale. Il CNEL non ha potere di approvare leggi, come lo hanno la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica, ma dispone di altri poteri importanti come quello di presentare disegni di legge, affinché siano approvati dalle Camere, e quello di formulare pareri al Parlamento e al Governo sulla politica economica e sociale.

In pratica, nella prospettiva dei Padri Costituenti, il CNEL è stato concepito come una sorta di “terza Camera” di supporto a Parlamento e Governo, in cui far sedere direttamente i rappresentanti di quelle categorie che producono la ricchezza reale del Paese (economia, imprese, lavoratori). Infatti i 64 membri di cui si compone il CNEL, oltre al Presidente, sono 10 esperti economici, 48 rappresentanti del mondo industriale, sindacale e di varie altre categorie produttive, 6 esponenti delle associazioni sociali e di volontariato. 

Il ruolo del CNEL è stato più volte messo in discussione, fino alla proposta di abolizione contenuta nella riforma costituzionale del 2016. Come noto, il referendum è stato bocciato dalla maggioranza degli elettori e il CNEL è rimasto operativo, seppur sostanzialmente ignorato da tutti.

La necessità di procedere alla ricostruzione del Paese, profondamente segnato dai gravi effetti economici della pandemia da Covid-19, ha indotto il Governo a cimentarsi in una serie di attività tendenti a cercare un rapporto con il mondo economico, produttivo e sindacale, affinché contribuisca con idee e proposte a un programma di ricostruzione. In questa logica sono state istituite task-forces e comitati vari (come quello presieduto da Vittorio Colao), sono stati indetti gli Stati generali dell’economia e altre iniziative di questo tipo… dal sapore abbastanza estemporaneo. 

Forse ci si è dimenticati che la Costituzione italiana, già nel 1947, aveva previsto che i governi potessero aver bisogno del contributo di idee e di proposte dei ceti produttivi per la realizzazione di programmi economici e sociali… Esattamente in questa logica fu concepito il CNEL, quale “organo a rilevanza costituzionale” della Repubblica italiana, dotato dei poteri sopra descritti.

Forse anche il Governo si è dimenticato dell’esistenza di quest’organo… Sarebbe forse il caso di riscoprirne e rivitalizzarne la funzione, usando le “sedi istituzionali” in cui sono già rappresentati ceti produttivi e mettendo anch’essi di fronte alla loro responsabilità di contribuire in modo concreto al rilancio economico-industriale del Paese.

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