Home Post-it Con Bettino Craxi muore l’ultimo statista italiano.

Con Bettino Craxi muore l’ultimo statista italiano.

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20 anni fa moriva ad Hammamet (Tunisia) l’ultimo statista italiano: Bettino Craxi… Fu Presidente del Consiglio dei Ministri dal 1983 al 1987: furono gli anni del referendum sulla scala mobile, della sconfitta dell’inflazione a due cifre, del nuovo Concordato tra Stato e Chiesa, di Sigonella, dell’Italia che nel 1987 superava il PIL della Gran Bretagna, diventando la sesta potenza economica del mondo (dopo Stati Uniti, Unione Sovietica, Giappone, Germania e Francia) e nel 1991 la quarta (superando anche la Francia).
Erano gli anni dei governi Craxi, in cui l’inflazione passò dal 17,7% al 4,6%, il rapporto deficit/PIL calò dal 16,7% al 16,6%, la crescita media del PIL si aggirava attorno al 4% annuo; la produttività aumentò del 17%.
«Il calo dell’inflazione ha restituito certezze alle aziende», disse il Governatore Carlo Azeglio Ciampi. «Nel 1984, il margine operativo lordo è salito al 38% del valore aggiunto. Nel periodo 1983/1986, le grandi imprese industriali private e pubbliche hanno accresciuto la produttività del 9% l’anno, la riduzione dell’impiego di lavoro è stato del 7% l’anno».
E poi… nel 1987… il grande “sorpasso”: il PIL italiano aumentò del 18%, sorpassando la Gran Bretagna e l’Italia diviene la 5ª nazione più ricca del mondo, dopo USA, Giappone, Germania e Francia. 30 anni dopo balliamo attorno allo 0% di crescita, siamo oltre la 20ª posizione nella scala di ricchezza delle nazioni del mondo e abbiamo perso quasi tutte le imprese industriali pubbliche (100 mila miliardi di lire che si sono ricollocati altrove nel mondo). La forza di un Paese, specie in #economia e negli #affariesteri, dipende dalla qualità della sua classe politica.
Sul piano della lotta politica, Bettino Craxi fu l’erede politico di Pietro Nenni: la sua segreteria, tra il 1976 e il 1993, si caratterizzò per il passaggio ideologico del PSI a un “socialismo liberale” moderno e di stampo europeo.
Negli anni di Tangentopoli fu accolto in Tunisia. Nel 2000 gli venne rifiutato di ricevere cure mediche in Italia da uomo libero. Fu così operato in un ospedale militare di Tunisi, da alcuni medici italiani giunti grazie a un aereo privato messo a disposizione da Silvio Berlusconi. Ciò che la sanità locale potè offrire fu – come scrisse Fabrizio Cavaliera per il Corriere della Sera – un lettino arrugginito e un infermiere a tener ferma una lampada penzolante durante l’intervento. “Lo hanno ammazzato” gridò in lacrime la figlia Stefania, nel profondo dolore insieme al fratello Bobo. La famiglia rifiuterà i “Funerali di Stato” offerti dal governo italiano, presieduto al tempo da Massimo D’Alema.
La mia libertà equivale alla mia vita“, recita la scritta sopra la modesta tomba ubicata nel cimitero cristiano di Hammamet.
Foto di: infosannio

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